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Uno dei siti archeologici che sta aiutando gli studiosi a mettere sempre più a fuoco le immagini lontane del passato arcaico e classico di Atene si trova al Falero. In quest’area a sud est della capitale della Grecia si trovava uno dei due porti della città. Questi era circondato da un sobborgo staccato dall’abitato ateniese vero e proprio, ma collegato ad esso in epoca classica dal famoso sistema di fortificazioni di cui facevano parte anche le lunghe mura del Pireo. Qui, oltre al porto e ad un quartiere di botteghe e case di pescatori, c’era anche un cimitero, che oggi è uno di quelli meglio conservati tra quelli giunti a noi dall’antichità, ed è il protagonista di questo articolo.

I primi scavi archeologici sono risalenti quasi a un secolo fa, ma è la campagna iniziata nel 2012 e tutt’ora in corso che ha dato i risultati più promettenti. Gli oltre 1500 scheletri venuti alla luce forniscono uno spaccato preziosissimo della società ateniese dall’VIII al IV secolo a.C. 

La principale fonte di ricchezza è data dall’eterogeneità dei ritrovamenti: uomini, donne e bambini appartenenti principalmente alle classi medio basse della società ci forniscono informazioni su usanze quotidiane, riti di sepoltura, alimentazione, malattie e molto altro di ciò che non trova spazio nelle cronache delle fonti antiche. 

Estremamente interessante è, ad esempio, il corpo di un uomo, probabilmente un pescatore, sepolto utilizzando una barca come bara, oppure i corpi di bambini morti in tenera età sepolti dentro a giare, le cui caratteristiche permettono anche la datazione delle sepoltura. 

Ma non è tutto qui. In questo cimitero di periferia, come lo chiameremmo oggi, ci sono anche 2 fosse comuni con 80 corpi all’interno. 80 corpi di giovani uomini, con le braccia o le caviglie legate, con fratture dovute a colluttazione o tortura, uno di loro, addirittura, con una punta di freccia ancora tra le ossa. Dato che nessun metodo di sepoltura in uso nell’antichità greca e ad oggi conosciuto contempla questo modus operandi, è stato subito chiaro agli archeologi che si trovavano di fronte a qualcosa di diverso da ciò che c’è nel resto del sito di scavo. 

Quando questi uomini furono uccisi, Atene era ancora molto lontana dall’essere la culla della democrazia che sarebbe divenuta nel V secolo. Le istituzioni statali (Arcontato e Aeropago) erano di fatto in mano alle grandi famiglie aristocratiche dell’Attica, costantemente in lotta tra loro. Come stava succedendo per molte delle città vicine, questo scenario era la premessa perfetta per l’instaurarsi di una tirannide. Infatti, Cilone, un giovane aristocratico ateniese, tentò di instaurare un governo tirannico con l’appoggio del tiranno di Megara, Teagene. La reazione della città fu pronta: i cittadini, capeggiati dagli Alcmeonidi (che avranno un ruolo di primo piano nella storia ateniese) assediarono i congiurati sull’acropoli e li costrinsero alla resa. Cilone riuscì a fuggire, mentre gli altri si arresero. 

Nonostante la promessa di avere salva la vita, una volta catturati, i ciloniani furono tutti trucidati, proprio per volere della potente casata degli Alcmeonidi. Questa reazione così brutale se da una parte permise ad Atene di reastare indipendente dall’orbita di Megara, dall’altra dimostrò quanto lo stato fosse ostaggio dei potentati locali. Proprio la presa di coscienza della situazione scaturita da questo episodio fu uno degli impulsi a creare un primo codice di leggi, quello attribuito a Dracone. La democrazia muoveva i suoi primi incerti passi nella Storia. 

Fin qui ciò che ci raccontano le fonti antiche, purtroppo finora non supportato da ritrovamenti archeologici specifici. Questa volta però potremmo esserci, in effetti l’ipotesi più accreditata è che queste persone fossero proprio gli alleati di Cilone. Si può dire insomma, che molto probabilmente siamo di fronte alla tomba delle persone da cui tutto, nel vero senso della parola, è cominciato.

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